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Val d'Orcia, terra di vento e di deserto

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Lassù, infatti, il vento è una specie di respiro misterioso del pianeta. Vi soffia la brezza che la mattina corre in direzione del mare e che a sera ritorna, più calda, verso terra. Da quell'oasi che si apre accogliente al mio esodo, intuisco l'ozio dei vegliardi, ascolto l'ascesa del fragore sordo e chioccio degli uccelli verso il canto, il silenzio, il grido di felicità che colma il giorno, l'operosità della valle che rimbalza e si risponde in opere artigiane, in mugli di motori spinti al solco delle arature. E ancora… un silenzio "non silenzioso", in quanto voce e linguaggio della natura, dell'universo. Anzi, di più: un discorso continuo, sempre in atto, che, in verità, a volte noi interrompiamo con un dire frammentario e provvisorio.
Così, nella mia nicchia di solitudine, mentre il giorno umano e non umano sfugge dalla terra, dall'incavo dei suoi piccoli monti e si eclissa tra le pieghe dei suoi aridi dossi, l'animo elabora anche una nostalgia dei propri simili, del contatto con il mondo degli uomini: perché è nella separatezza che viene rivalutata la totalità. Il cuore, da una condizione di malinconia, deborda, allora, ad una “carità” universale che nasce dal senso acuto della fragilità umana, della vita, della bellezza. E tutto ciò è attesa, promessa.”

Sui colli, borghi e monumenti isolati di straordinario fascino sorvegliano boschi di querce, oliveti, i vigneti dove si producono il Brunello e gli altri grandi vini di questa parte di Toscana. A occidente chiude il paesaggio il Monte Amiata, il più alto vulcano spento d’Italia.

Il fiume che ha dato il nome alla Val d'Orcia è poco più di un torrentello: per buona parte dell’anno si prosciuga o quasi con la calura dell’estate, ma, con le piogge dell’autunno, diventa un fiume impetuoso che sembra voler travolgere ogni cosa; nasce sui colli, tra Radicofani e Sarteano, scende al centro di un’ampia conca coltivata, poi piega progressivamente a occidente, sfiora i colli di Pienza, San Quirico, Montalcino e Castiglione; schiva l’Amiata sprofondando in una forra selvaggia, prosegue tra le colline dell’alta Maremma; infine si getta nell’Ombrone.

L’acqua, naturalmente, non è solo quella dell’Orcia e dei suoi affluenti. A Bagno Vignoni come a Bagni San Filippo, le acque termali che salgono dal cuore del vulcano tornano alla luce con prepotenza, formano concrezioni di rara bellezza, offrono benessere e salute, da millenni, a un pubblico che arriva anche da molto lontano.
Mario Luzi, da “Terra di vento e di deserto” in Mi guarda Siena, Provincia di Siena, 2002

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