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Val d'Elsa, la terra fatta ad arte

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Riscoprirla, o forse soltanto ripercorrerla oggi, significa semplicemente stupirsene. Concentra in sé tutti i marcatori dell’identità toscana che sono, solo in apparenza, i must stereotipati veicolati nel mondo di questa civiltà/territorio (l’arte, il buon mangiare e il meglio bere, il paesaggio, le dimore contadine oggi divenute ostelli confortevoli per gli agrituristi, una certa oleografia rurale dove il vero sfuma nel blow-up del ricostruito) e definisce con nettezza le proprie identità particulari, per dirla con Machiavelli che visse non distante da qua. …”
testo di Carlo Cambi, tratto dalla pubblicazione “Val d’Elsa/Terre di Siena”, realizzata da APT Siena con i Comuni di: Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa, Monteriggioni, Poggibonsi, Radicondoli, San Gimignano

La cultura del fare, uno stile di vita
La storia si diverte spesso a giocare con le contraddizioni apparenti: e così se la Val d’Elsa è stata prima di tutto una via, negli ultimi cent’anni ha vissuto appartata, perché penetrarla significa deviare dagli itinerari toscani più consueti. Questa sua riservatezza, ad eccezione per Poggibonsi, Colle e Monteriggioni lambiti dalla superstrada Firenze-Siena, l’ha preservata e ancor più ingentilita in forza dell’ansia di continuare a ospitare, che non è mercantilismo turistico, ma disponibilità all’incontro. Concentra in sé tutte le caratteristiche distintive dell’identità toscana che sono l’arte, il buon mangiare e il meglio bere, il paesaggio, le dimore contadine e definisce con nettezza le proprie identità particolari, per dirla con Machiavelli che visse non distante da qua.

La Francigena eterna rotta
La via FrancigenaParallelamente al tracciato veloce della superstrada Firenze-Siena scorre quello della Cassia che da Monteriggioni ci offre l’opportunità d’aggirare la Montagnola, prendendo così contatto con una senesità primigenia e arrivando alla zona delle Caldane, le antiche terme etrusche che sfruttavano le acque calde dell’Elsa, risalire, costeggiato il monte Maggio, se si vuole fino a Casole, puntare su Radicondoli e, tornando un po’ sui propri passi, per una stradicciola innestarsi sulla via Volterrana all’altezza della torre di Montemiccioli che fu il remoto confine tra Volterra e la Val d’Elsa.
La 68 è la strada più panoramica per entrare nel territorio da Ovest verso Est. Ci si lascia alle spalle Volterra poi all’altezza di Castel San Gimignano si può decidere o di puntare direttamente su Colle Val d’Elsa oppure prendere il bivio a sinistra per San Gimignano passando accanto a Castelvecchio, un sito archeologico di assoluto fascino, e, toccando San Donato e Pescille, giungere alla “città delle belle torri” da dove poi proseguire per sette/otto chilometri fino a Poggibonsi e risalire dopo altri 8 chilometri fino a Colle Val d’Elsa.

Ma c’è un altro itinerario suggestivo che è quello che si snoda lungo la Strada 429. La si prende poco oltre Firenze da Tavarnelle Val di Pesa e calando a Sud per una quarantina di chilometri tra le ferrovia Empoli-Siena e l’Elsa si giunge a Poggibonsi. La 429 attraversa Castelfiorentino e Certaldo (la patria di Boccaccio) e la suggestione sta nel fatto che questa strada si snoda lungo il più recente (ma parliamo di buoni quattro secoli fa!) tracciato della Francigena, quella che all’altezza di Poggio Bonizio piegava per San Gimignano e poi ridiscendeva verso Colle e Monteriggioni.

"Terra fatta ad arte" è una definizione creata per la Val d'Elsa dal giornalista Carlo Cambi tratta da Val d'Elsa / Terre di Siena, Apt Siena, 2004.

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