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Monteriggioni

MonteriggioniIn cima a un colle verde d’oliveti s’ergono i quattordici “giganti” stretti in possente girotondo.
Monteriggioni è la porta senese alla Val d’Elsa e così fu concepita dalla Repubblica che la volle a presidio della Francigena. Oggi varcare la porta Romea o Franca (e il riferimento alla Francigena è immediato) è come spingere il pulsante di un ascensore del tempo.

Si esce in una dimensione di Medioevo vivo. Che si appalesa lungo via Maggio, nello slargo di piazza Roma dove il sole scalda e il profumo di bosso e d’ulivo inebria, nella visita al museo "Monteriggioni in arme" e alla Parrocchiale dell’Assunta, austera nella sua linearità. Oltre la cerchia di mura, dove ancora svetta una casa torre, ci attende una storia altrettanto densa.

Alla ricerca delle origini si va verso Abbadia Isola potentissima abbazia che dette luogo ad un paese murato. Anche qui la straniante presenza del tempo fa percepire la millenaria origine e la visita alla chiesa dei santissimi Salvatore e Cirino regala il primo incontro con l’arte: di Sano di Pietro (che ci riporta alla scuola duccesca), di Taddeo di Bartolo e del Tamagni.

Abbadia a Isola consente di solcare ancora un tratto della Francigena così come lo descrisse Sigerico, vescovo longobardo, che fu il primo a redigere un baedeker del pellegrinaggio verso Roma.
Oltre Abbadia troviamo Strove, borgo ancor più antico dell’insediamento monacale, arroccato sulla provinciale 74. Con tutta probabilità il primo insediamento è di poco posteriore al VI secolo e ce lo testimonia l’antica pieve a capanna. Ma qui il tempo è una dimensione concreta, basta allungarsi nelle ex paludi del Canneto e nei pressi di Scrana visitare la necropoli etrusca, collocata al IV secolo a.C.

Un’indagine territoriale ci porta a scoprire altri luoghi dello stupore: il trecentesco Castello della Chiocciola, la bellissima Villa di Santa Colomba, residenza del signore di Siena Pandolfo Petrucci a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento. La villa fu un’immensa tenuta agricola e il corpo dominicale superfetato da una precedente fortificazione ha trovato in Giorgio Vasari il suo primo cantore, tanto solida e armoniosa ne è l’architettura.

 

 

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