www.terresiena.it
Sito ufficiale del turismo

Santa Maria a Conèo

  • Stampa

 

L'estensore anonimo della vita del fondatore dell’ordine di Vallombrosa, San Giovanni Gualberto, fa risalire l’affiliazione di Conèo all’Ordine negli anni 1073-1076 al tempo di Rodolfo, primo successore di Giovanni Gualberto nella reggenza della congregazione. Il Gaborit inoltre lo vede già in vita fin dall'anno 1023.

L'abate di Conèo, Ildebrando, è ricordato nel decreto del venerabile Giovanni “primi abbatis” dell’ordine risalente probabilmente al 1095. Nelle bolle inviate dai pontefici all’ordine, il monastero di Conèo appariva in quelle del 1156 e del 1176. Venne ricordato tra i monasteri vallombrosani di Serena e Masio nella bolla di papa Alessandro III al vescovo Ugo di Volterra in data 23 aprile 1179.

Nel 1324 furono convocati per un giuramento i rettori delle chiese manuali del monastero che erano Buliciano, Dometaia, Montegabbro e Picchena.

Nella visita apostolica del 1576 risultava che il monastero svolgeva anche funzioni parrocchiali e che le sue rendite fondiarie consistevano in 400 scudi di cui 160 di diritto del romano Marucelli e il resto all’abate Lelio Tolomei pistoiese. Il visitatore annotò anche che la chiesa era stata consacrata nell’anno 1124 da papa Pasquale alla presenza dei vescovi di Volterra, Parma e Acqui e che di questo avvenimento rimaneva memoria in un antichissimo messale, oggi disperso. Nel 1592 il monastero fu concesso da Clemente VIII, insieme con l'Abbazia di San Salvatore a Spugna, alla nuova cattedra vescovile di Colle.

La chiesa si presenta come un edificio a unica navata con transetto sporgente. La parte presbiteriale presenta tre absidi delle quali, quelle minori, sono ricavate nello spessore del muro e non sporgono all’esterno. Questa tecnica costruttiva è molto diffusa nell’area volterrana (pievi di Chianni, Casole, Mensano, Conèo e probabilmente la stessa cattedrale di Volterra) come desunta dal linguaggio volterrano è l’esuberante decorazione esterna.

Il paramento dell’intera struttura è realizzato per corsi orizzontali e paralleli di conci di travertino e arenaria, squadrati e spianati. In prossimità dell’incrocio del transetto con la nave si eleva una cupola a spicchi impostata da un tamburo ottagonale raccordato al presbiterio mediante pennacchi; esternamente la cupola è rivestita da un tiburio a otto facce.

L'interno della chiesa presenta, a un terzo della lunghezza dell’aula una coppia di semicolonne per lato con capitelli scolpiti a motivi antropomorfi. Il capitello della semicolonna sinistra presenta un abaco  decorato a rosette e motivi geometrici simili a quelli visti nella canonica di Cedda. La parte presbiteriale è introdotta da un arco trasversale. Sia gli archi che si aprono in corrispondenza dei bracci del transetto che l’arco absidale presentano una risega. I bracci del transetto sono coperti con volte a botte, soluzione adottata anche da un altro monastero vallombrosano, quello chiantigiano di Coltibuono.

La facciata della chiesa è spartita nella parte inferiore da tre arcate cieche, motivo di derivazione volterrana presente nella cattedrale, nella pieve di Chianni e nella chiesa di Montecastelli. Le arcate sono decorate con un motivo a cordone nell’intradosso mentre decorazione a stellette a debole incisione, imitanti la tarsia, sono visibili nelle ghiere. I coronamenti dei bracci del transetto, del tiburio e dell’abside sono decorati con archetti ciechi impostati su mensolette di forma antropomorfa. La decorazione del tiburio e del transetto è estesa anche nella fascia sovrastante gli archetti, dove le bozze di travertino sono completamente decorate da motivi astratti, in genere girali vegetali. Nel lato occidentale del transetto si apre una monofora gradonata con colonnette che sostengono l’archivolto mentre nel lato perimetrale dell’edificio un accenno alla bicromia è costituito dall’archivolto di una monofora realizzato con cunei alternati di tufo e travertino.

Nell'area del monastero sono state rinvenute antiche sepolture ad inumazione con scheletri di grande ossatura, le quali raggiungono talvolta la profondità di 3.60 m. Gli scheletri erano rivolti a ponente, le inumazioni prive di corredo. Le sepolture erano divise l'una dall'altra con lastre di travertino locale di colore bianco e si sovrapponevano, per cui si ipotizza l'idea di un cimitero stabile frequentato per più periodi. Il deposito che si trovava sopra ad esse fa supporre la considerevole antichità di questa necropoli.

 

Submit to DeliciousSubmit to DiggSubmit to FacebookSubmit to Google BookmarksSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn




Provincia di Siena - P.IVA 00166340521
© Terre di Siena 2004 - 2014
Il nostro sito utilizza i cookies per rendere migliore la tua esperienza di navigazione. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookies secondo quanto descritto nell'Informativa sui Cookies.