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Torraccia di Chiusi

 

Sul sito è ancora visibile una torre con base a scarpa e altri fabbricati addossati completamente rivestiti di intonaco di recente.
Sono stati individuati grazie ad uno scavo archeologico condotto dall'Università Cattolica di Louvain (Belgio) i resti di un complesso di età romana: sono state portate alla luce strutture murarie, canalizzazioni, tessere di mosaico e materiali fittili.
Il complesso architettonico sino ad ora venuto alla luce è sostanzialmente composto da due principali corpi di fabbrica, realizzati in tempi successivi. Due ‘padiglioni’ principali di un complesso certamente più esteso, a cui si sono affiancati nel corso dell’ultimo periodo di uso residenziale altri ambienti, sia a sud-est sia a nord e nord-ovest.
Il corpo di fabbrica più antico sino ad ora venuto alla luce si sviluppa nell’area sud-est. Si tratta di un edificio quadrangolare, composto da una serie di vani, nel tempo ulteriormente suddivisi. Di esso conserviamo quasi unicamente le murature di fondazione, realizzate con pietre di travertino semplicemente spaccate o sommariamente sbozzate, disposte su filari tendenzialmente orizzontali e paralleli. La struttura è genericamente ascrivibile ad un periodo successivo al III secolo d.C., per la presenza di ceramica (terra sigillata tardo-italica) residua nel terreno tagliato dalla fossa di fondazione.
Probabilmente nel corso del IV secolo, fu avviato un progetto di ampliamento della villa, che previde la costruzione di un nuovo ‘padiglione’ nell’area a nord. La struttura realizzata in questa fase è costituita da una sala esalobata centrale circondata da un ambulatio a cinque lobi, raccordato a sud ad un vestibolo. La nuova ala della villa venne però solamente avviata, realizzando poco più delle murature di fondazione di perimetro, tecnicamente molto simili a quelle del primo edificio.
Ad alcuni decenni di distanza (tra fine IV e inizi V secolo) il progetto di costruzione del nuovo ‘padiglione’ venne ripreso, modificando però in maniera sostanziale il disegno originario. La primitiva struttura esalobata venne trasformata in una struttura trilobata, dove ogni abside veniva alternata ad ambienti quadrangolari, costruiti in luogo delle tre originarie absidi, appositamente smontate, certamente con l’intento di recuperare il materiale. La sala centrale era probabilmente costituita da un corpo più alto, verosimilmente voltato, circondato dai tre ambienti quadrangolari e dalle tre esedre concluse da una calotta in canniccio. Rispetto al primitivo disegno di struttura esalobata, siamo certamente di fronte ad un progetto architettonico di minore impegno, economico, ma anche strutturale, indice di un mutato assetto socio-economico.
Dopo una prima trasformazione della destinazione d’uso documentabile dalla seconda metà del V secolo che porterà la villa progressivamente ad assumere un carattere produttivo, a partire dal VI sec, inizia la fase di abbandono. Crolli progressivi, dovuti certamente alla mancanza di manutenzione, ma forse in parte anche ad eventi traumatici, portano alla progressiva defunzionalizzazione dei volumi e ad una nuova organizzazione degli spazi. L’insediamento produttivo che vi si collocherà andò ad utilizzare il complesso delle strutture semidiroccate, verosimilmente aggiustate e risistemate per le nuove esigenze facendo uso di materiali deperibili (strutture in legno ad esempio, ma forse anche murature di terra). L’unica struttura in muratura realizzata, anch’essa funzionale alle nuove attività artigianali, sarà costruita a sud-est, impiantata sulle ormai pressoché interamente crollate strutture della villa.

Per maggiori informazioni visita il sito web dello scavo.

 

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TERRE DI SIENA FRANCIGENA

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