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Il Getsemani degli smeraldi

Terre di Siena, terre di grandi vini, di bellezze artistiche, ma anche di un eccellente e prestigioso olio extra vergine di oliva.

Questo prodotto si è imposto nel Chianti senese con una storia peculiare; nel Medioevo c’è un primo incisivo incremento dell’ulivicoltura grazie alla volontà di proprietari terrieri di tutelare e valorizzare i propri poderi per ricavare prodotti per il commercio e l’auotconsumo. Ma la produzione cresce ancora di più nel Quattrocento, quando il paesaggio, come oggi, era fortemente delineato da vigneti e oliveti.

L’ulivo segue e contemporaneamente scandisce le mutazioni, la storia e la presenza dell’uomo. Tra tutte le piante è quella che maggiormente necessita della coltivazione per diventare produttiva, incapace com’è di riprodursi e di dare frutto se non attraverso l’intervento dell’uomo.
Da sempre gli ulivi più diffusi sono il Frantoio che dà un olio molto pregiato, fine, sapido, il Leccino molto più comune e aromatico e il Moraiolo con un olio robusto per il sapore e per il profumo.

La forza di questo prodotto si è inizialmente mostrata con un primo riconoscimento di olio extravergine di oliva “Toscano” (Reg. CE n°644 del 20/03/1998) e poi più recentemente sono state ottenute dalla U.E. le certificazioni D.O.P. per l’olio extravergine di oliva del “Chianti Classico” e delle “Terre di Siena” caratterizzati da bassa acidità libera, buon contenuto in antiossidanti e in acido oleico, dal colore che va dal verde intenso al giallo, odore fruttato di oliva e gusto amaro o dolce, pungente e a volte piccante.

L’extravergine è in grado di ostacolare l’assorbimento del colesterolo (grazie ai polifenoli ai tocoferoli e agli steroli). Proprio ad una dieta ricca di olio si deve la salubrità dei menù chiantigiani, dove spicca come antipasto la Fettunta, come fresco piatto estivo il Pinzimonio e come grande tipico sapore la Ribollita da nobilitare con un giro di “oro liquido” a crudo.

 

 

I sapori del Chianti

La cucina del Chianti senese è riassunta mirabilmente in questo antico proverbio “Pan d’un giorno, vin d’un anno”. E’ una cucina di prodotti, delle stagioni e del territorio, ancora riflesso di un’economia che fu mezzadrile e che in città mandava prodotti, ingredienti e ricette.

Il vino lo portarono gli Etruschi. Il Chianti fu e resta il vino italiano per antonomasia, oltre che nel bicchiere, va un po’ dappertutto nella cucina chiantigiana. 

 

 

Il maiale del Buon Governo 

La Cinta Senese originaria anticamente del contado di Siena è nota a tutti come il maiale dal colletto: una striscia di pelo bianco gli copre le spalle fino alle zampe e spicca sul manto nero, quasi fosse il marchio di fabbrica.

Il bianco e il nero sono infatti i colori della balzana senese...

 

 

 

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