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Giochi e Novelle

Siena è una città che affonda le sue radici nel passato ma che sa tenerlo vivo, attualizzandolo, da secoli.
Rimanere “fedeli” alle proprie tradizioni, senza tradirle, senza corromperle, sentendole proprie è compito difficile che non può prescindere dal tramandarsi delle tradizioni stesse.

Giochi di piazza

Molti sono i giochi che i bambini fanno per le strade e piazze di Siena e dei paesi del territorio. La maggior parte sono gli stessi, o simili, di quelli conosciuti dai bambini di ogni parte d’Italia, magari cambia il nome…quelli più originali, ovviamente, sono quelli che hanno attinenza con il Palio.

▼ Viaggio nelle Emozioni

Giocare al Palio…

Giocare al Palio

È un gioco che i bambini senesi fanno d’estate per le strade di Siena e della propria Contrada.

Un bambino fa il cavallo e un altro il fantino. Il fantino tiene il cavallo per la maglietta. A due a due rappresentano una contrada e corrono un palio, secondo un percorso prestabilito, ricco di curve, salite e discese. 

Al cavallo viene messa sulla fronte, o se la tiene con una mano, la spennacchiera (coccarda coi colori della contrada di appartenenza, applicata sulla fronte del cavallo).

C’è anche un mossiere, colui che decide la partenza. Il ruolo di mossiere tocca sempre ai bimbi più pigri e grassocci.

I colori della propria contrada vengono affidati, senza discussioni, ai più veloci - almeno vince di sicuro - e l’avversaria non vuole “impersonarla” nessuno perché è proibito vincere, si viene “nerbati” e, possibilmente, bisogna sceneggiare cadute rovinose...

Il Gioco dei Barberi…

Il Gioco dei Barberi

Il gioco più amato e più “praticato” dai bambini senesi è sicuramente il gioco dei barberi. Il sacchetto di barberi è uno dei primi regali che un piccolo senese riceve e, proprio dai barberi, impara a riconoscere tutte le Contrade

barberi sono palline, generalmente in legno, dipinte con i colori delle 17 Contrade. Il nome è quello che, a Siena, si dà al cavallo che corre il palio e, in effetti, la pallina simboleggia la contrada in corsa riassumendone i simboli: colori e cavallo

Con i barberi si giocaa quasi tutte le etàsia su apposite piste - che ripropongono curve e difficoltà della Piazza - sia nella sabbianella terra, nell’erba o, con l’aiuto della fantasia inventandosi spericolati percorsi, anche nei salotti di casa e utilizzando i più svariati oggetti. 
Ognuno dei bambini sceglie un barbero e, proprio come nel Palio, spera che arrivi primo alla fine della pista.

Sbarbacipolle…

Sbarbacipolle

È un gioco che si fa anche in poco spazio e, probabilmente, deriva dalla fiaba della rapa - a cui tutti rimangono attaccati a catena per sbarbarla - o, comunque, a quelle fiabe - vedi anche Oca d’Oro - in cui, per qualche motivo, si forma una catena umana.

Sbarbacipolle un bambino si siede - non necessariamente su una sedia ma anche su una panchina, un muretto etc. - e gli altri, via via, uno sulle ginocchia dell’altro
Il primo bambino deve tenersi saldamente ancorato al sedile e gli altri tenersi stretti con le braccia e ben piazzati per far forza con i piedi e opporre resistenza agli strattoni dello“sbarbatore”
Chi resta fuori deve sbarbare, una per volta, o anche a mazzi - cioè più bambini in un sol colpo - più bambini/cipolle possibile.

Chiapparella…

Chiapparella

È di base il gioco in cui un bambino deve rincorrere gli altri, le differenziazioni stanno nelle possibilità di salvezza o di riscatto nel caso di cattura. 
In Val di Chiana, per esempio, una variante si chiama“strega impalata” e il nome fa pensare ad un’origine lontana nel tempo: il bambino preso deve rimanere a braccia aperte a croce e, ovviamente, può essere liberato da qualcuno che lo tocchi.

Sempre in Val di Chiana, un’altra variante rende immune della presa chi si trovi con tutti e due i piedi su qualcosa di alto, che può essere un gradino, un sasso, una sedia, una panchina… questa variante della“Chiapparella” si chiama “Rinnalzino”.

Novelle

La veglia era il momento di riposo dopo una giornata di lavoro. La grande famiglia contadina si riuniva e si sedeva nel grande camino, intorno al fuoco, e si chiacchierava, ci si raccontavano fatti veri e aneddoti e, soprattutto, novelle, tramandate oralmente di generazione in generazione.

▼ Viaggio nelle Emozioni

Burgnacca e la Moglie…

Burgnacca era un vecchio carbonaio che abitava tra i boschi del Montemaggio, con la moglie, che a quanto diceva lui era tanto cattiva, ed una figliola, una ragazzina.

E sua moglie non lo voleva mai a dormire in casa. Lui rientrava solo per prendere un po’ di pane, un fiasco di vino, il ricambio degli abiti e poi via, ritornava via, perché lei non ce lo voleva. Diceva che essendo tutto nero di carbone le sporcava le lenzuola, e chissà se sarà stato proprio per questo! Così una sera decise di insistere: “Zaira aprimi”.

“No, devi andar via, sudicio come sei non ti ci voglio”.

“Aprimi Zaira, o mi butto nel pozzo”.

Prese un sasso e ttum, lo buttò nel pozzo, vicino alla casa. Sua moglie sentì il tonfo e disse:

“Porca miseria, non ci si sarà buttato per davvero!

E di corsa uscì fuori in camicia da notte, com’era, per vedere dove era andato. Lui, lesto, entrò in casa e la chiuse fuori.

E a casa nostra, al Casalino, ci veniva tante volte. 
Lui faceva il carbonaio nei boschi della fattoria di Stomennano, e tutti gli anni cuoceva non meno di tre quattro o cinque carbonaie, per cui nella zona ci rimaneva per parecchio tempo, quasi per tutto l’inverno. 
Il giorno lo passava nei dintorni di casa nostra, e la sera poi, dormiva su una panca di legno che avevamo dentro il focolare.

Si addormentava lì, poi verso le undici usciva per controllare le carbonaie, le carbonaie devono bruciare lentamente, senza alzare mai fiamma altrimenti la legna diventa tutta cenere. Prendeva una bracciata di legna, tornato in casa le gettava sul fuoco, che non gli prendesse freddo durante la notte. Ed una sera, evidentemente più ubriaco del solito, s’addormentò con il fuoco acceso. Al risveglio, la mattina dopo, aveva un ginocchio tutto rosso, tutto cotto dal fuoco. Non se ne era accorto.

Aveva un canino, e la sera, quando tornava dalle carbonaie, veniva a casa, si tirava su la gamba del pantalone e si faceva leccare l’ustione da questo cane. In poco tempo fu guarito!

Novella raccontata da Duila in Fabio Mugnaini, “Mazzasprunìgliola. Tradizione del racconto nel Chianti senese”, L.A.E. n.8, L’Harmattan Italia Editrice, Torino 1999.

Giovanni mio Giovanni…

C’era un vecchino, tirchio, avaro quanto si può esserlo, e c’era un branco di giovanotti, che dicevano:  “Ma questo Giovanni, ha un monte di soldi, ma guarda un po’, vediamo di fargli una beffa”.
Una bella sera prendono un cesto, salgono sul suo tetto, mentre Giovanni era, come tutte le sere, in casa, da solo. Si affacciano al comignolo, calano il cesto dal caminetto e cominciano a cantargli così: “Giovanni mio Giovanni / figlio del buon Gesù / manda i quattrini e i panni / e dopo vieni tu”.

Questo Giovanni, tutto impaurito, fece un fagotto di tutti i suoi panni migliori, tutti i quattrini, li mise dentro il cesto e rimase ad aspettare. Questi giovanotti, non appena ebbero in mano i quattrini se ne andarono, e lui aspetta aspetta che qualcuno si rifacesse avanti per portarlo via: ma non venne nessuno.

E così passò un po’ di tempo, Giovanni, avaro com’era lavorava e metteva i soldi da parte, e rimise insieme un po’ di risparmi. Così quegli stessi ragazzi, che avevano già sperperato i soldi che gli avevano portato via, dicono: “Si riprova a fare la cilecca a Giovanni?”.

E risalgono sul tetto: “Giovanni mio Giovanni/ci manda il buon Gesù/manda i quattrini e i panni/ e dopo vieni tu”.

Allora lui rispose: “O angiolini santi / ditegli al buon Gesù / che mi fregò una volta / non mi rifrega più”.

Novella raccontata da Duila in Fabio Mugnaini, “Mazzasprunìgliola. Tradizione del racconto nel Chianti senese”, L.A.E. n.8, L’Harmattan Italia Editrice, Torino 1999.

Feste tradizionali

Tante feste... per tutti i gusti! Sono molte le feste tradizionali della provincia di Siena che vedono i bambini protagonisti o, comunque, divertiti spettatori. Oltre alle diverse Giostre o gare di origine medievale - Giostra di Simone/Montisi; Giostra del Saracino/Sarteano, Festa del Barbarossa di San Quirico d’Orcia, Sagra del Tordo di Montalcino, Bravio delle Botti di Montepulciano - che offrono, oltre al torneo vero e proprio, gare di destrezza tra arcieri, esibizioni di sbandieratori abilissimi e bellissimi costumi, ci sono gare più “moderne” che vedono, però, la partecipazione divertita degli abitanti dei paesi e spazi dedicati ai piccoli.
Chiusi offre una serie di giochi tradizionali nei “Ruzzi della Conca” (ruzzare sta per giocare, appunto) e, in altre zone della Valdichiana -come a Valiano di Montepulciano e a Guazzino, si tengono spericolate gare di carretti, mentre a Ciciano, in Val di Merse, si fa un ben strano torneo che si chiama “Palla eh!
Molte sono, poi, le feste legate al calendario religioso e alle tradizioni locali, come le Fiaccolate della vigilia di Natale ad Abbadia San Salvatore (un gran numero di cataste che bruciano tutta la notte) che, fino a pochi anni fa, avevano per protagonisti i bambini incaricati di andare a questuare la legna, o le diverse apparizioni della Befana -figura molto più vera e antica di Babbo Natale e, nel senese, assai più amata dai bambini fino a non molto tempo fa - o i festeggiamenti di Carnevale.

▼ Viaggio nelle Emozioni

A Siena…

A Siena

• 13 dicembre - Santa Lucia
A Siena si festeggia la Santa protettrice della vista, oltre che con cerimonie religiose in Chiesa, con una tradizionale fiera nelle vie adiacenti.
Fin dalle prime ore del mattino gli ambulanti predispongono i loro banchetti. Si trova di tutto: zucchero filato, castagnaccio, giocattoli, fiori, artigianato - sopratutto terrecotte e ceramiche tipiche - e, in bella mostra su ogni banco, dipinte secondo lo stile di ogni artigiano, le campanine, simbolo della festa.
La campanina di Santa Lucia può essere grande o piccola, di tutti i colori - ma le più richieste sono quelle con i colori e i simboli delle Contrade - : i bambini la portano al collo con una cordicella e la campanina suona al ritmo del loro passo. Dlin dlin dlin…un suono di buon augurio, un suono giocoso, che sa di infanzia e spensieratezza.

• 19 marzo - San Giuseppe
La festa tradizionale si svolge nel rione della Contrada dell’Ondazona di falegnami. La via in cui si tiene la fiera è molto in pendenza ma non mancano i banchetti degli ambulanti. A caratterizzare la festa, a Siena, sono i cosiddetti “carrettini di San Giuseppe”: piccoli piani di compensato su cui si muovono - grazie a ruote fatte di pigne di pino- sagome di cavalli con i colori delle Contrade.
Fin dai giorni antecedenti il 19 marzo, in Pizza del Campo e intorno alla Chiesa di San Giuseppe, si diffonde un odore particolare, quello delle frittelle di riso che, a Siena, si chiamano Frittelle di San Giuseppe.

• 8 settembre - Festa della Madonna
Per i bambini di Siena è un giorno speciale, un giorno che li vede tutti protagonisti. In ogni Contrada i piccoli sono chiamati ad abbellire (con festoni, disegni, oggetti e tanta fantasia) un tabernacolo dei tanti che si contano a Siena e di cui ogni rione è ricco.
L’Agenzia per il Turismo, da molti anni, organizza un concorso che premia il più bell'allestimento. Il premio è simbolico, quello che conta è tener viva la tradizione e, ogni anno, generazione dopo generazione, vedere i bambini impegnati a costruire qualcosa, vederli trepidare in attesa della visita della commissione giudicatrice, vederli a tavola, per strada, tutti insieme, vederli giocare e correre per le strade di Siena e poter pensare che qui è come sempre e sarà per sempre...

In Provincia…

In Provincia

• Torneo di “palla eh!” e Sagra del Ciaccino
Ciciano (Chiusdino), primo sabato e domenica d’agosto
Un gioco antico, che si praticava e si pratica in molte zone d’Europa e d’Italia. Si chiama “Palla eh!”. Due squadre per volta si affrontano, ad eliminatoria, nella piazza del paese, in un gioco simile al baseball che si gioca, però, a mani nude con una pallina di cuoio, cucita a mano, e ripiena di lana. Le squadre sono formate da persone di tutte le età e, oltre che da locali, sono formate anche da persone dei paesi dei dintorni. Quando si lancia la palla si dice “Eh!” e da qui il nome.
La gara, con regole complicate, è appassionante e, dopo la fatica o il semplice tifo, ci si rifocilla con i “Ciaccini” (pizze bianche) di tutti i tipi cucinati dalle donne del paese.

• Ruzzi della conca
Chiusi, prima domenica di settembre (nel senese ruzzare si usa ancora per giocare)
Biffe, Fornace, Granocchiaio, Mar Nero e Sottogrottone: sono questi i nomi delle cinque contrade di Chiusi che si sfidano in giochi vecchi come il mondo e forse quasi dimenticati. I bambini gareggiano nella palla al braccialino (dal grosso copri-polso di cuoio che viene indossato per respingere la palla, in una specie di tennis “a braccio”) e nella corsa del maiale; il simpatico animaletto, vuole fare di testa sua e il... “fantino”, cerca di indirizzarlo verso il traguardo correndogli dietro.

• Palio dei carretti
Sinalunga, domenica più vicina al giorno di San Martino (novembre)
Valiano di Montepulciano, quarta domenica di settembre
Spettatori e “contradaioli” urlano e premono sulle transenne, i carretti sfrecciano velocissimi per le ripide discese dei due paesi; ogni tanto qualcuno esce fuori strada, contro le balle di paglia. Lo stridore dei cuscinetti a sfere sovrasta il rumore della folla, mentre i carretti, coloratissimi e guidati da piloti spericolati, corrono verso il traguardo.

• Palio della ranocchia
San Casciano dei Bagni, domenica più vicina al 13 agosto
Le rane corrono a bordo di.... carriole guidate dai “contradaioli”. E questi, oltre a pilotare dei mezzi così strani, devono controllare che l’equipaggio non salti fuori. Nel caso, devono fermarsi e rimettere la rana da corsa al suo posto e poi proseguire verso il traguardo. La gente guarda, fa il tifo, si esalta e ride fino alle lacrime.

• Fiaccolate
Abbadia San Salvatore, Vigilia di Natale
Fino a pochi anni fa erano i bambini che andavano, di casa in casa, a questuare la legna che, per tradizione, forma le grandi cataste che, sull’Amiata, bruciano per tutta la Notte della Vigilia di Natale. Ora che riscaldarsi è più facile e la legna, nelle case, non si tiene più, si è persa una parte della tradizione ma non per questo ha perso di fascino una delle notti più belle dell’anno e, ad Abbadia, dove davvero può scendere la neve come nel Natale più “classico”, la suggestione è davvero tanta, per grandi e piccini.

 

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