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Potremmo dire che il Chianti senese, che a noi oggi è dato di godere, è la Terra dell’armonia. Conviene soffermare un attimo l’attenzione sul rapporto uomo natura.
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Boschi e vigneti, borghi isolati e strade che inseguono l’allegra morfologia di una terra riservata e orgogliosa del suo sangue blu: così appare il Chianti al ciclista che vi si avventura spinto dalla voglia di scoperta su magnifiche strade che conoscono appena il rumore dei motori.
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La cucina del Chianti senese è riassunta mirabilmente in questo antico proverbio "Pan d'un giorno, vin d'un anno". E’ una cucina di prodotti, delle stagioni e del territorio, ancora riflesso di un’economia che fu mezzadrile e che in città mandava prodotti, ingredienti e ricette.
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Scoprire il Chianti vuol dire cercare nuovi modi di gustare il viaggio e il paesaggio, percorrere itinerari inconsueti e conoscere le piccole capitali del Chianti senese: Radda, Gaiole, Castellina e Castelnuovo Berardenga.
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La magia del Chianti sgorga suadente dalle bottiglie di quel vino che il mondo invidia. La moderna vicenda del "Chianti Classico" inizia nell'800 quando il barone Ricasoli codifica il "governo del vino".
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Il Chianti da anni è stato eletto come dimora da vari artisti come il pittore americano George d'Almeida, Leo Lionni, Maro Gorki (figlia del grande pittore armeno-americano Arshile Gorky) e Matthew Spender che, come raccontava Bernardo Bertolucci, “Il mattino lavorava la terra del suo podere in Chianti e il pomeriggio si chiudeva nel suo fienile-studio a dipingere”.
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