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Casole d'Elsa

casoleSorge improvvisa come un sussulto della terra, su di un colle che domina la parte sud-ovest della Val d'Elsa. Casole d’arte intrisa e di cultura rurale ancora vitale dove si sventola la bandiera arancione concessa dal Touring, un distintivo per chi ha buon ambiente, buone cose, cultura dell’ospitalità.

La gente di Casole, pur evolvendosi e aprendosi al nuovo, è rimasta molto legata alla ruralità, ad una società che ha, come nel resto della Val d’Elsa, espresso forti valenze d’impegno. Ma Casole ha qualcosa in più da dare: è l’emozione autentica del connubio tra uomo e natura. Fatevi davvero turisti per questo paese perché dentro le ataviche mura custodisce gemme preziose e partecipa, come tutta la Val d’Elsa, alla fusione tra antico e contemporaneo.

L’interesse dei cultori d’arte a Casole si concentra sulla Collegiata. Vi sono accennati resti di un affresco a tema del Giudizio Universale di un pittore di scuola duccesca e vi s’ammira soprattutto il cenotafio di Messer Porrina, trecentesco capolavoro di Marco Romano. La Collegiata è ornata anche da un’opera notevole dei Della Robbia. Nel museo, inoltre, sono visibili importanti reperti archeologici che testimoniano il divenire protostorico della Valle.

Di notevole interesse è anche la Canonica e al turista curioso sarà concesso di sbirciare nei cortili dei palazzi patrizi per ritrovarvi gli antichi splendori, magari sottoforma di pozzo scolpito.
Da non diementicare il Museo Arte Viva e la Galleria del Novecento.

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Colle di Val d'Elsa

collevedutaaltoColle di Val d’Elsa è arroccata, nella sua parte più antica, su di un alto poggio e le strette vallette che la contornano ne tripartiscono il tessuto urbano diviso anticamente in “Piano”, “Borgo” e “Castello ” oggi semplificati in Colle bassa e Colle alta.
E’ di fatto la sintesi della cultura del fare della Val d’Elsa.
Qui è nata l’industria del vetro sul finire del ‘500, progenitrice del fenomeno cristallo per il quale Colle è famosa in tutto il mondo. Ma a noi moderni visitatori la città offre infinite suggestioni (comprese quelle gastronomiche con un paio di tavole di grande pregio) da quelle d’arte riunite nel Museo civico e di arte sacra, ospitato nel palazzo dei  Priori che è già di per sé un’opera d’arte, a quelle della storia che sono custodite nella eccezionale collezione del Museo Ranuccio Bianchi Bandinelli.

Questa collezione ha oggetti unici come i reperti della raccolta Terrosi e le rarissime “kelebai” volterrane.
Ma non ci si può staccare da Colle senza aver prima percorso il Borgo che racconta ancor oggi della medievale industrializzazione, senza aver ammirato il Duomo, senza aver reso omaggio alla casa torre alla fine di via del Castello dove la tradizione vuole sia nato Arnolfo di Cambio.
Un tesoro d’arte e d’architettura è senza dubbio l’ex Conservatorio di San Pietro progettato dal Vasari e che è destinato ad ospitare tutti i musei della città.
Ma altre sono le suggestioni architettoniche di Colle: da Palazzo Campana, che di fatto chiude la sommità di “Castello”, al Teatro dei Varii, dal Convento di San Francesco alla via delle Volte, un camminamento di cento metri che racconta una fotografia medievale del Castello.
Innumerevoli sono le opere d’arte che nella città di Arnolfo si custodiscono: a cominciare da quelle di Cennino Cennini altra gloria cittadina, pittore eccelso vissuto a cavallo tra Tre e Quattrocento. Insomma una città gioiello dove arte e storia si fondono in uno stile di vita che per il moderno visitatore è fatto anche di accoglienza di altissimo livello e di raffinate occasioni di shopping.

 

Monteriggioni

MonteriggioniIn cima a un colle verde d’oliveti s’ergono i quattordici “giganti” stretti in possente girotondo.
Monteriggioni è la porta senese alla Val d’Elsa e così fu concepita dalla Repubblica che la volle a presidio della Francigena. Oggi varcare la porta Romea o Franca (e il riferimento alla Francigena è immediato) è come spingere il pulsante di un ascensore del tempo.

Si esce in una dimensione di Medioevo vivo. Che si appalesa lungo via Maggio, nello slargo di piazza Roma dove il sole scalda e il profumo di bosso e d’ulivo inebria, nella visita al museo "Monteriggioni in arme" e alla Parrocchiale dell’Assunta, austera nella sua linearità. Oltre la cerchia di mura, dove ancora svetta una casa torre, ci attende una storia altrettanto densa.

Alla ricerca delle origini si va verso Abbadia Isola potentissima abbazia che dette luogo ad un paese murato. Anche qui la straniante presenza del tempo fa percepire la millenaria origine e la visita alla chiesa dei santissimi Salvatore e Cirino regala il primo incontro con l’arte: di Sano di Pietro (che ci riporta alla scuola duccesca), di Taddeo di Bartolo e del Tamagni.

Abbadia a Isola consente di solcare ancora un tratto della Francigena così come lo descrisse Sigerico, vescovo longobardo, che fu il primo a redigere un baedeker del pellegrinaggio verso Roma.
Oltre Abbadia troviamo Strove, borgo ancor più antico dell’insediamento monacale, arroccato sulla provinciale 74. Con tutta probabilità il primo insediamento è di poco posteriore al VI secolo e ce lo testimonia l’antica pieve a capanna. Ma qui il tempo è una dimensione concreta, basta allungarsi nelle ex paludi del Canneto e nei pressi di Scrana visitare la necropoli etrusca, collocata al IV secolo a.C.

Un’indagine territoriale ci porta a scoprire altri luoghi dello stupore: il trecentesco Castello della Chiocciola, la bellissima Villa di Santa Colomba, residenza del signore di Siena Pandolfo Petrucci a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento. La villa fu un’immensa tenuta agricola e il corpo dominicale superfetato da una precedente fortificazione ha trovato in Giorgio Vasari il suo primo cantore, tanto solida e armoniosa ne è l’architettura.

 

 

Poggibonsi

poggibonsiAffascinante vicenda è quella di Poggibonsi che deve il suo incessante trasformarsi, quasi che la storia qui avesse preso le vesti di Penelope, alla sua posizione strategica.

Fu il borgo attorno al castello di Marturi (potentissima abbazia benedettina) dove si ebbe il primo insediamento lungo la Francigena. I Fiorentini lo distrussero ma già nel Duecento questo borgo era uno dei più importanti mercati “gigliati” e proprio grazie ad un fiore: il Crocus Sativus.

Lo zafferano coltivato in tutta la zona fino oltre San Gimignano alimentava mercatura, botteghe di tintori e tessiture. Ma purtroppo questa importanza costò ai Poggibonsesi un’ulteriore distruzione. Nacque così Poggio Bonizzo (o Bonizio) che fu distrutto successivamente. Gli abitanti tornarono di nuovo verso Marturi e fondarono Poggibonsi, un borgo murato. E infine Lorenzo de’ Medici pensò di fortificare questo fondamentale crocevia con una fortezza inespugnabile: i da Sangallo vi lavorarono alacremente ma Poggio Imperiale, di cui restano oggi le testimonianze dell’incompiutezza, non fu mai terminata perché non serviva più.

Molti secoli dopo queste vicende una nuova distruzione attendeva Poggibonsi: durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale fu rasa al suolo per il 70%. Ogni volta la città è risorta e non ha mai cessato di essere centro di cultura e di industria.

Ai giorni nostri Poggibonsi è all’avanguardia nella produzione del mobile, in quella meccanica e in quella elettronica, oltre però a conservare un tessuto artigiano di assoluto pregio.
Una visita a Poggibonsi comincia con un luogo emblematico: la Fonte delle Fate, una grande fontana a sei arcate a doppia ogiva progettata da Balugano da Crema in stile senese e costruita attorno al duecento in prezioso filaretto di travertino senese.

Ma certo non si può trascurare sul filo della storia una visita alla grande incompiuta: Poggio Imperiale che adesso il Comune sta recuperando.
La visita di Poggibonsi non può prescindere da una lunga sosta a San Lucchese, un complesso monastico che fu dei Camaldolesi, poi ceduto ai francescani che ha una chiesa a capanna preceduta da un portichetto di assoluta armonia che custodisce tra l’altro opere di Bartolo di Fredi, di Cennino Cennini e di Memmo di Filippuccio.

www.comune.poggibonsi.si.it

 

Radicondoli

radicondoliAntico almeno di mille anni, già dei vescovi volterrani, poi degli Aldobrandeschi, infine sottomesso a Siena, Radicondoli appare raggomitolato attorno al corso e alla Sedice; s'affaccia sul Cecina e guarda al mare, a quella distesa di querce che dalle Metallifere corre fino alla riva degli Etruschi.

Dell’antica cinta di mura restano alcuni tratti, delle tre porte solo quella a Olla, delle atmosfere medievali così comuni alla Val d’Elsa resta la sensazione di essere fuori dal tempo, ammirando la Collegiata e la pieve romanica di San Simone o semplicemente vagando per i vicoli.
Qui si avverte la nobiltà rurale: scandita nei secoli dal commercio della lana, del legno, dei prodotti del bosco e di un’agricoltura che è rimasta aristocratica.

A ritrovare le motivazioni storiche e la natura agreste (un soggiorno in agriturismo nei dintorni di Radicondoli è un incontro con l’autentico mondo contadino) può prevedere un breve itinerario che porta a Belforte, borgo arroccato e cristallizzato nella sua medievale struttura e dove resiste l’antico ospedale a testimonianza che anche qui c’era corrente di pellegrini, e successivamente ad Anqua dove si resta affascinati dalla rinascimentale villa dominicale

 

 

San Gimignano

san gimignanoSan Gimignano è una città che ha sempre puntato in alto, a sfidare i potenti per farsi potenza essa stessa. Già feudo dei vescovi di Volterra e prima ancora insediamento etrusco e poi romano, San Gimignano si affranca nel Duecento e cade definitivamente sotto Firenze un secolo e mezzo dopo. Ma proprio questa dipendenza ha consentito a noi di ammirarla intatta nella sua medievale fierezza, ma anche nella sua totale armonia, che è incrementata alla massima potenza dalle dotazioni d’arte in forza delle committenze religiose che tutti gli Ordini più potenti insediati qui hanno continuato ad alimentare anche in epoca fiorentina.

La città cinta interamente da mura si articola ancora sull’antico impianto con il tracciato della Francigena e con l’antica strada fiorentina. Sulla sommità della collina dove San Gimignano è stata costruita si aprono le due piazze principali, quella della Cisterna che è un triangolo contornato da edifici e quella del Duomo dove si concentra tutto il potere con il palazzo del Comune e appunto il Duomo.

Le torri sono un'attrattiva di San Gimignano e raccontare questa città attraverso il suo bello significa cadere nell’ovvio dello splendore. E’ un luogo unico che sciorina la Collegiata, il Palazzo del Popolo che ha la torre più alta (la torre Grossa) ora sede del Comune e conserva la sala di Dante (dove il poeta venne a fare ambasceria nel ‘300) quelle delle udienze segrete e un affresco del Sodoma, bellissimo, la rocca di Montestaffoli , Sant’Agostino (qui il ciclo degli affreschi del Gozzoli è straordinario) e poi ha in serbo le porte, i palazzi patrizi, i musei civico, etrusco e di arte sacra.

Ma c’è un luogo dove l’anima di San Gimignano si disvela: è la Spezieria di Santa Fina, ora nel complesso che ospita anche il Museo Archeologico e la Galleria d’Arte Moderna. Qui sono custoditi reperti di civiltà: le attività di assistenza ai pellegrini della Francigena, e Santa Fina rappresenta ancora la consolatrice (stupenda la leggenda che narra di una pioggia di fiori per liberare San Gimignano da un assedio), l’anima popolare di una città che ogni giorno aveva a che fare con la religione e che ha elevato agli onori dell’altare per impeto popolare una sua figlia.

Non a caso uno dei capolavori assoluti di San Gimignano è, e resta, la Cappella di Santa Fina con il ciclo degli affreschi del Ghirlandaio. Ma più ampio è il respiro di San Gimignano. E’ il fascino della sua ruralità, della sua eleganza del vivere, del sapore della vita di un centro che irradiò i suoi commerci ai quattro angoli della terra.

 

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